Come Presidente della struttura “Pilsenhof” mi confronto spesso con il Signor Armellini, soprattutto per analizzare quest’ultimo anno tra Pandemia e speranza, racconta Ulrich Seitz.
La “Pilsenhof”, attualmente sta pianficando/programmando attivamente come affrontare al meglio l’attuale situazione, con il 100% degli 50 ospiti vaccinati e il 65% dei collaboratori, che corrisponde a 25 dipendenti.
Seitz ricorda che proprio questa fase di ripartenza, contiene aspetti psicologici particolarmente delicati, soprattutto per le persone più fragili e per le quali il Covid-19 è ed è stato particolarmente violento e pericoloso.
Il nostro obiettivo a Terlano risulta ora molto chiaro, anche perché la situazione degli ultimi 12 mesi ci ha dimostrato, quanto sia fondamentale una struttura residenziale, caratterizzata da un approccio non solo medico-assistenziale, ma che guardi al benessere globale dell’ospite e dei sui familiari, e non trascuri al qualità delle relazioni umane che si instaurano al suo interno. Pertanto con il vaccino sarà nostra cura e premura velocizzare le prossime tappe, intensificando le passeggiate accompagnate in paese e le proposte terapeutiche e di tempo libero per i nostri anziani.
Seitz sottolinea che è già in programmazione un nuovo progetto per abbattere le ansie e le difficoltà delle persone sole. Il distanziamento sociale dovuto alla pandemia provoca una sensazione di solitudine soprattutto per le persone anziane. Pertanto a Terlano, si lavora per offrire anche a questa categoria di concittadini senza parenti un luogo dove siano possibili incontri e la messa a disposizione di pasti a pranzo e/o a cena.
La solitudine rappresenta sicuramente una problematica non più tipicamente collegata alle città, come si è potuto osservare in questa fase di Covid-19. Anche nei paesi ricopre sempre di più un fenomeno da tener sotto controllo, sottolinea Seitz. Nell’insieme davvero la solitudine fa vivere la persona in un inferno che ha conseguenze sulla salute, spesso drammatiche, molto più gravi di quanto si ritiene se le si attribuisce solo un peso sul piano psicologico, come è stato fatto fino al recente passato. Le persone sole si curano poco di se stesse, perché sostengono sia inutile qualsiasi tentativo di migliorare la propria condizione; questo atteggiamento può essere la conseguenza di uno stato depressivo conclamato, ma anche legato ad uno stile di vita scostante, chiuso, polarizzato su se stesso, senza desideri e speranze di cambiamento. Nessuno si occuperà di indurre chi è solo a sottomettersi a controlli clinici e dei parametri biologici e il singolo non sentirà alcuna spinta in tal senso. I sintomi che possono comparire vengono inglobati in una visone negativa della vita, per cui i soli non attivano l’attenzione degli altri, né si impegnano ad esaminare gli eventuali segnali negativi con gli strumenti della medicina.
La solitudine è tra le cause più frequenti e incisive di perdita della salute, svolgendo la sua azione in maniera differenziata nelle diverse età e circostanze della vita. È importante conoscere le tappe di questo percorso patologico, per meglio impostare azioni preventive sul singolo e sulla collettività o di riduzione del danno, dedicando attenzione a come mettere in atto meccanismi protettivi. Bisogna peraltro essere con- sci che si tratta sempre di interventi complessi e delicati, perché possano avere efficacia; infatti la profondità dell’azione negativa richiede spesso risposte di lungo termine e di grande difficoltà umana. Il punto centrale consiste nel ricostruire la connessione tra corpo e mente, perché l’azione della solitudine si sviluppa sul confine delicato tra le percezioni somatiche indotte dall’essere soli e gli effetti che queste hanno sul cervello, che, a loro volta, portano a reazioni che si riflettono a livello somatico.
Un ruolo importante rispetto a una presa di coscienza sui danni della solitudine rivestono i dati aggiornati del Ministero della Salute del 2020, secondo i quali questa è associata con i meccanismi che portano alla demenza. E qui dobbiamo intervenire al più presto, ricorda Seitz.

Nella foto: dalla sinsitra alla destra:
Ulrich Seitz, Presidente Pilsenhof, Simone Tarneller, consulente, Hugo Pichler, direttore Pilsenhof, Fernando Armellini, ospite Pilsenhof
Ringraziando per il Suo importante impegno, porgo cordiali saluti
Ulrich Seitz




